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Consiglio Comunale aperto: Flussi migratori e unità d'Italia PDF Stampa E-mail
Scritto da Federica Zunino   
Martedì 30 Novembre 2010 22:48

OTTOBRE 1912: relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione al Congresso Americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti.

 

"Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali".

 

La relazione così prosegue: "…… si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

 

Siamo stati in un passato non molto lontano un popolo di migranti; le persone emigrano per trovare migliori condizioni di vita e diritti, diritti che dovrebbero essere garantiti a tutti in ogni parte del mondo.

Emigrare è un diritto garantito dalla dichiarazione universale dei diritti umani, ma se da diritto garantito e atto volontario diventa una necessità o un atto compiuto per salvare la propria vita, questo significa che qualcosa in questo mondo non sta funzionando. O c'è possibilità di vita, di felicità, di dignità, di benessere per tutti o non ve ne sarà per nessuno.

Crediamo che non sia tanto necessario frenare i flussi migratori quanto agire sulle cause che costringono uomini e donne ad abbandonare la loro terra e spesso la loro famiglia per cercare altrove la sopravvivenza.

Contrariamente a quello che si può pensare questa è una precisa responsabilità dei cosiddetti paesi sviluppati. Risulta infatti evidente che per un principio che potremmo definire di “osmosi sociale”, l’80% della popolazione mondiale che viene lasciata con solo il 20% delle risorse a disposizione, si muoverà a cercare ciò che gli necessita la dove è stato portato. L’equa ripartizione delle risorse, l’abbandono dell’ossimoro di un modello di sviluppo basato sulla crescita continua in un mondo dalle risorse finite sono premesse fondamentali ed ineludibili per la costruzione di una società più giusta dove chi migra lo fa per scelta e non per necessità.

Se c’è uguaglianza di diritti, c’è giustizia sociale e se giustizia sociale  c’è integrazione dove Integrazione vuol dire Anche parità di diritti a fronte di parità di doveri.

Ultimo aggiornamento Martedì 30 Novembre 2010 22:48